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Forum- My Fashion girl.it, gioco di moda! Gioco di ragazze e per ragazze!

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#1 Il 22-07-2013 a 11h50

Argento
Antlya
"This is me.."
Luogo: Maṣyāf - Covo degli Assassini
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/modules/forum/img/smilies/epingle.gif Eccoci nel topic dedicato alla Filosofia Orientale!! /modules/forum/img/smilies/epingle.gif
Tutto ciò che riguarda gli aspetti mistici e filosofici del Sol Levante, dalla cultura Zen allo Yin e lo Yang!! E chi più ne ha più ne metta, dalle frasi e citazioni Tao allo stile di vita riflessivo tipico della cultura giapponese...
Insomma... Tutto ciò che è "mistico e confuico"!! /modules/forum/img/smilies/bimbo/clein-d-oeil.gif


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#2 Il 23-07-2013 a 11h21

Blablabla
MissDJ
Something in the way ♥
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Yin e yang

Il T'ai Chi T'u, rappresentazione di Yin e Yang.

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Il T'ai Chi T'u, rappresentazione di Yin e Yang.
Il concetto di Yin e Yang ha origine dall'antica filosofia cinese, molto probabilmente dall'osservazione del giorno che si tramuta in notte e della notte che si tramuta in giorno, o dalle osservazioni e riflessioni che Lao-Tsu faceva nei confronti del fuoco, notandone il colore, il calore, la luce e la propensione della fiamma di svilupparsi verso l'alto. Da qui tutta la classificazione in "Yin" e "Yang" anche di ogni fenomeno naturale (es. il fuoco è caldo, emette luce, sale verso il cielo quindi Yang). Questa è una concezione presente nelle due religioni propriamente cinesi: Taoismo e Confucianesimo.
Questo concetto è anche alla base di molte branche della scienza classica cinese, della sua filosofia ed è pure una delle linee guida della medicina tradizionale cinese. Esso è pure un punto centrale di molte arti marziali cinesi o esercizi come baguazhang, taijiquan (tai chi), qi gong (Chi Kung) e della divinazione I Ching.
I caratteri tradizionali per yin (陰 o 阴, pinyin: yīn) e yang (陽 o 阳 yáng) possono essere separati e tradotti approssimativamente come il lato in ombra della collina (yin) e il lato soleggiato della collina (yang). Il significato di questi caratteri non può che avere più di una connotazione. Siccome yang fa riferimento al "lato soleggiato della collina", esso corrisponde al giorno ed alle funzioni più attive. Al contrario, yin, facendo riferimento al "lato in ombra della collina", corrisponde alla notte e alle funzioni meno attive. Il concetto di Yin e Yang può essere illustrato da questa tabella:

YinYang
Lo Yin (nero) e lo Yang (bianco) sono anche detti "i due pesci Yin e Yang" (陰陽魚), perché sono due metà uguali con la maggior concentrazione al centro e sul rispettivo lato, quando lo Yang raggiunge il suo massimo apice inizia inevitabilmente lo Yin. Un chiaro esempio è il giorno e la notte: quando il buio più totale è arrivato inizia la sua discesa e lo Yang inizia la sua ascesa.

Come nel detto: "Hai toccato il fondo... adesso non puoi far altro che risalire", oppure "Più in basso di così non puoi andare", per "fondo" si intende che si è proprio nella peggiore delle situazioni (completo Yin); la seconda parte, "adesso non puoi far altro che risalire" significa che adesso inevitabilmente inizia lo Yang, ovvero si può solo migliorare.

Una scalata in montagna è un altro esempio calzante; si sale finché non si arriva alla vetta (completo Yang) e di qui non si può far altro che scendere, ovvero inizia lo Yin. Il concetto di Yin - Yang esprime l'ambiguità umana, la sempre crescente ricerca della perfezione, ma, nel contempo, il bisogno di una vita imprecisa, non impeccabile, sempre legata alla voglia di imperfezione interiore da cui l'umanità stessa è segnata sin dall'inizio dei tempi.

Si può anche guardare allo yin e allo yang come ad un flusso nel tempo. Il mezzogiorno è pieno yang, il tramonto è lo yang che si trasforma in yin; la mezzanotte è il pieno yin e l'alba è lo yin che si trasforma in yang. Questo flusso del tempo può essere espresso come cambiamenti stagionali e nelle direzioni cardinali: il sud e l'estate sono pieno yang; l'ovest e l'autunno sono lo yang che si trasforma in yin; il nord e l'inverno sono il pieno yin, e l'est e la primavera sono lo yin che si trasforma in yang. Yin e yang possono anche essere visti come il processo di trasformazione che descrive il passaggio da una fase ad un'altra in un ciclo. Per esempio, l'acqua fredda (yin) può essere fatta bollire e trasformarsi in vapore (yang). Yin e Yang rappresentano nel complesso le due forze primordiali, opposte ma complementari, presenti in tutte le cose dell'Universo.

Principi
Tutto può essere descritto in termini di yin o yang:
1. Yin e yang sono opposti
Qualunque cosa ha un suo opposto, non assoluto, ma in termini comparativi. Nessuna cosa può essere completamente yin o completamente yang; essa contiene il seme per il proprio opposto. Per esempio, il freddo può diventare caldo; "ciò che va su deve venire giù".
2. Lo yin e lo yang hanno radice uno nell'altro
Sono interdipendenti, hanno origine reciproca, l'uno non può esistere senza l'altro. Per esempio, il giorno non può esistere senza la notte.
3. Lo yin e lo yang diminuiscono e crescono
Sono complementari, si consumano e si sostengono a vicenda, sono costantemente mantenuti in equilibrio. Però ci possono essere degli sbilanciamenti che creano problemi; i quattro possibili sbilanciamenti sono: eccesso di yin, eccesso di yang, insufficienza di yin, insufficienza di yang.
4. Lo yin e lo yang si trasformano l'uno nell'altro
Ad un certo punto, lo yin può trasformarsi nello yang e viceversa. Per esempio, la notte si trasforma in giorno; il calore in freddo; la vita in morte.     


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#3 Il 23-07-2013 a 12h44

Prezzemolina
cucciola09
...
Luogo: Hogwarts❤Tassorossa❤
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wow che bella la storia


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Hey! Si` proprio tu! Sto organizzando una festa per i miei 1000 giorni di gioco, sei la benvenuta! Mandami un messaggio, se parteciperai!

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#4 Il 23-07-2013 a 13h48

Argento
Antlya
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Luogo: Maṣyāf - Covo degli Assassini
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A proposito di Yin e Yang /modules/forum/img/smilies/epingle.gif questo è il ciondolo che ho da un anno e mezzo con il mio moroso, l'altra metà ce l'ha lui /modules/forum/img/smilies/content3.gif
Gli ho regalato il simbolo dello Yin e dello Yang, proprio per la questione della completezza dei due simboli, nonostante siano diversi si completano. Dove finisce uno inizia l'altro, per continuità.
L'ho trovato un bel concetto filosofico, e anche molto molto romantico... /modules/forum/img/smilies/bimbo/rougie.gif

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#5 Il 23-07-2013 a 15h57

Supersonic
Ankara
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Ma che idea stupenda!!! /modules/forum/img/smilies/bimbo/amoureuse.gif

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#6 Il 24-07-2013 a 00h05

Supersonic
Antonella21
*non diventare l'ennesimo adulto infelice*
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Bellissima collana Antlya , è un idea originale , ma anche molto romantica!! /modules/forum/img/smilies/bimbo/amoureuse.gif


Qualcosa sulla filosofia orientale

Un occidentale che voglia entrare nel cuore del pensiero giappponese deve fare uno sforzo linguistico-concettuale pari a quello che un giapponese affronta per capire che cosa significhi “filosofia”. Questo termine, che è alle radici della nostra civiltà, fino a circa un secolo e mezzo fa non aveva un preciso equivalente nella lingua nipponica. A differenza di quanto accaduto nel passaggio dal greco al latino e alle altre lingue europee, che in genere traslitterano la parola greca, in giapponese si seguì un’ altra strada.
Nella seconda metà dell’ Ottocento, dopo oltre due secoli di chiusura a ogni influenza esterna nel periodo sakoku (1639-1854), fu avviato un febbrile lavoro di mediazione culturale e di invenzione di nuove parole. In tale clima fu creato anche il neologismo Tetsugaku combinazione di due ideogrammi, tetsu “vivacità intellettuale, chiarezza mentale” e gaku “insegnamento, studio” che da allora in poi si è imposto come traduzione di “filosofia”. Naturalmente, un pensiero giapponese esisteva anche prima, ma si basava su una propria tradizione e su concetti, categorie, problemi e modi di ragionare lontani da quelli occidentali.
Nishida (1870-1945) è il primo grande filosofo giapponese, il fondatore della celebre Scuola di Kyoto, che a lungo è stata il principale pensatoio nipponico, tuttora attivo, e che ha aperto un fondamentale canale di dialogo con la filosofia europea, specie tedesca.
La prima opera di Nishida fu "Uno studio sul bene" , un grande esempio di pensiero interculturale: scaturisce dal profondo della tradizione nipponica ma vi innesta, in una sintesi originale, elementi raccolti dallo studio approfondito dei testi originali di Platone, Plotino, Meister Eckhart, Kant, Hegel, e di autori influenti tra la fine dell’ Ottocento e i primi decenni del Novecento come Bergson, James e Husserl. Potremmo dire, fatte le debite proporzioni, che il tentativo di Nishida di sposare la tradizione Zen con la filosofia è paragonabile al connubio tra la filosofia greca e il messaggio cristiano agli inizi della nostra era.

Ultima modifica di Antonella21 (Il 24-07-2013 a 00h05)


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#7 Il 24-07-2013 a 10h14

Supersonic
Ankara
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Wao caspita!
certo che comprendo benissimo il voler avvicinare la filosofia occidentale con quella Zen però....è così bella ed interessante già così quella zen che non la modificherei se dipendesse da me! /modules/forum/img/smilies/sourire.gif

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#8 Il 24-07-2013 a 11h57

Supersonic
Antonella21
*non diventare l'ennesimo adulto infelice*
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Penso che tu abbia ragione!  /modules/forum/img/smilies/bimbo/smile.gif

Infatti le scuole del Buddhismo Zen, pur con delle differenze, conservano tutte la centralità della pratica meditativa denominata Zazen , una minore attenzione allo studio dei Sūtra *  e una cura particolare (presente peraltro anche nelle altre scuole) nei confronti della trasmissione del "lignaggio" , (cin. jiè mài, giapp. kai myaku) che procede, secondo questa tradizione, mediante l' ishin denshin , (cin. yǐxīn chuánxīn, trasmissione "da mente a mente") ovvero da maestro a discepolo senza l'utilizzo delle parole, ovvero per tramite di una intuizione improvvisa che genera l'illuminazione profonda (cin. wù, giapp. go o satori). Le scuole Zen Rinzai e Sōtō sono, unitamente alla associazione laica di derivazione Nichiren Soka Gakkai, sono le scuole buddhiste giapponesi più diffuse oggi in Occidente.

* Sūtra : questo termine metaforicamente traducibile come "breve frase", "aforisma", viene usato nella cultura indiana per indicare un insieme di concetti filosofici espressi in modo breve e sintetico.


Vi lascio una parabola e un proverbio Zen che mi piacciono molto!! /vendor/beemoov/forum/../../../public/forum/smilies/wink.png

- Parabola Zen -
Un uomo colto fece visita a un Maestro Zen per conoscere questa disciplina.
Mentre il Maestro parlava, l'uomo colto lo interrompeva spesso con osservazioni del tipo:
"Oh si, questo lo so anch'io.." e così via.
Alla fine il Maestro Zen smise di parlare e cominciò a servire il Te all'uomo colto,
ma, invece di fermarsi, continuò a versare fino a farlo traboccare dalla tazza.
"Basta!", disse l'uomo colto, "Nella tazza non può entrare altro te.".
"Lo vedo anche io.", replicò il Maestro Zen.
"Ma se prima non vuoti la tua tazza, come posso io versarvi dentro il mio te?".


- Proverbio Zen -
Ove ti trovi adesso é dove sei.
Puoi aver concepito uno smisurato desiderio di trovarti altrove, facendo altro, ma tu non sei là, sei qui.
Fai esperienza di questo momento in tutta la sua pienezza.


https://photo.myfashiongirl.it/it/1/58/moy/45679.jpg


           

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#9 Il 24-07-2013 a 12h35

Argento
Antlya
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Antonella21 ha scritto

- Proverbio Zen -
Ove ti trovi adesso é dove sei.
Puoi aver concepito uno smisurato desiderio di trovarti altrove, facendo altro, ma tu non sei là, sei qui.
Fai esperienza di questo momento in tutta la sua pienezza.

Quanto è vera questa frase!! Bellissima davvero!! /modules/forum/img/smilies/epingle.gif


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#10 Il 18-08-2013 a 16h46

A fondo
BabyBlackAngel
...
Messaggi: 355

davvero bella, per quanto ne so io la filosofia e la cultura orientale sono di una saggezza indescrivibile!


2rwb778

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#11 Il 13-09-2013 a 19h31

Moderatore
Arlene
Luogo: Mantova
Messaggi: 16 180

Eccovi una chicca zen che la mamma mi ripeteva da piccola:
Per vedere chiaramente la nostra immagine, dobbiamo solamente pulire lo specchio.


Ovviamente mia mamma faceva riferimento alle faccende domestiche... Ma riflettendoci su un attimo la frase ha senso anche togliendolo dal contesto delle pulizie /vendor/beemoov/forum/../../../public/forum/smilies/wink.png


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#12 Il 14-10-2013 a 21h46

Argento
Antlya
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Mi è venuta in mente ora, rileggendo la sua massima precedente Arlene... Una frase che ci lasciò un paio di annetti fa (oddio già due anni!!!) la nostra prof di filosofia prima della maturità... /vendor/beemoov/forum/../../../public/forum/smilies/wink.png è un detto Zen:

//photo.myfashiongirl.it/it/1/10/moy/7849.jpg
"Quando sarai di fronte ad un'avversità, guarda uno specchio: vi scorgerai dentro sia la causa che la soluzione..."
//photo.myfashiongirl.it/it/1/10/moy/7849.jpg


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#13 Il 05-11-2013 a 12h09

Argento
Antlya
"This is me.."
Luogo: Maṣyāf - Covo degli Assassini
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Perdonate il doppio post, ma girovagando sul net ho trovato questa perla ^^ :

"Fare una cosa alla volta":
ecco come un maestro zen
definì l'essenza dello zen.
Fare una cosa alla volta
significa essere totali
in quello che fate,
significa dare la vostra attenzione completamente
a quello che fate.
Questa è un'azione buona nel non arrendersi, e un'azione di potere."
E. Tolle, Parole dalla quiete


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#14 Il 06-11-2013 a 19h32

Supersonic
Calliope98
"L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai"
Luogo: Cosenza
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Girando su internet ho trovato questo                         
           
                                              Lo Zen

Zen è un termine giapponese: esso è la lettura giapponese dell'ideogramma cinese ch'an, che è l'equivalente della parola sanscrita dhyana,  che  significa  meditazione ed  è  una  delle  sei “perfezioni” (paramita) che rendono possibile il conseguimento dell'“illuminazione” (bodhi), zen significa dunque meditazione. Essa si compie “stando seduti” (za): donde la parola zazen che significa “sedere in meditazione” in una apposita stanza che si trova in ogni monastero zen e che si chiama sendo (tanza [do] della meditazione).Definire lo zen in termini di sistema o struttura religiosa equivale a distruggerlo - o meglio a fraintenderlo completamente, perché ciò che non si può “costruire” non si può nemmeno distruggere. Non si può comprendere lo zen collocandolo entro precisi limiti o conferendogli una fisionomia caratteristica o lineamenti facilmente riconoscibili in modo che, quando vediamo queste forme definite e peculiari, diciamo: “Eccolo!” Non si comprende lo zen collocandolo in una particolare categoria, separato da ogni altra cosa: “È questo e non quello.” Come dice Suzuki, lo zen è “al di là del mondo degli opposti, un mondo fatto di distinzioni intellettuali... un mondo spirituale di non-distinzione che comporta il raggiungimento di un punto di vista assoluto”.Il primo - e il più difficile - problema che si pone è quello di capire che cos'è lo zen. È facile conoscere l'origine e tracciare le linee del suo sviluppo storico; ma è difficilissimo capirne la natura, perché, quando si crede di averla afferrata, essa sfugge, come un'anguilla sfugge di mano al pescatore.
Intanto per tentare di dare corpo a chi corpo non ha e non vuole avere, si potrebbe affermare che lo “zen è guardare con in propri occhi, ascoltare le proprie orecchie, senza mediazioni, senza compromessi, senza giustificazioni per l’incomprensibilità degli atti di chi fa lo strano perché pretende di collocarsi al di là del bene e del male”.Occhi che guardano senza mediazioni o categorie da applicare come con tanta efficacia ci riporta il monaco cristiano,T. Merton, , attento conoscitore cristiano del Buddismo e dello zen, nell’opera “Lo zen e gli uccelli rapaci”, ricorrendo alla metafora dello specchio:“La coscienza zen è paragonata a uno specchio. Un moderno scrittore zen dice: Lo specchio è senza io e senza mente. Se arriva un fiore riflette un fiore, se arriva un uccello riflette un uccello. Mostra bello un oggetto bello, brutto un oggetto brutto. Rivela ogni cosa com’è. Non ha una mente discriminante, né coscienza di sé. Se arriva qualcosa lo specchio lo riflette; se scompare, lo specchio lo lascia scomparire… e non rimane alcuna traccia.
Tale non - attaccamento – lo stato di assenza mentale, o la funzione veramente libera di uno specchio – è qui paragonato alla pura e lucida saggezza del Budda. (Zenkei Shibayama, On Zazen Wasan, Kioto, 1967, p.28)”.Il buddismo zen non è un tipo di pensiero, e neppure un modo di pensare. Anzi, è lo stabilizzarsi nel non pensiero, nell’assenza di pensiero articolato, nello spazio vuoto tra un pensiero e l’altro.Lo zen inizia quando ogni parola, anche il termine buddista, vista la sua inadeguatezza viene meno ed inizia il presente, la vita, il tempo vivente.La realtà viva non abbisogna di alcuna definizione, è il nostro intelletto il portatore di tale bisogno.Nell’illuminazione zen non è di rilevante importanza vedere Budda ma di essere Budda, e che Budda non è quello che le immagini del tempio ci avevano fatto credere: perché non c’è più nessuna immagine, e di conseguenza nulla da vedere, nessuno che vede,  e un  vuoto nel quale nessuna immagine è concepibile.Se è lecito  pensare di poter  concludere una analisi su quanto più di indefinibile possa esservi quale è lo zen, si potrebbe dire insieme a Shan Hui che “Il vero vedere è quando non c’è più nulla da vedere”


Ecco anche i 10 principi fondamentali della filosofia Zen:
1)Vivi qui e ora;
2)Fai attenzione a tutto quello che fai;
3)Sii autentico verso i tuoi sentimenti;
4)Ama te stesso;
5)Impara a loasciare andare;
6)Sii onesto con te stesso e con gli altri;
7)Sii consapecole dei tuoi desideri;
8)Sii responsabile di te stesso e del mondo;
9)Non opporti al flusso della vita;
10)Trova la pace interiore.


e infine una frase di Lao Tzu
-Non uscendo dalla porta si conosce il mondo.Non guardando dalla finestra si scorge la via del cielo.-


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Infinitamente grazie Blairwnice per il meraviglioso set

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#15 Il 07-11-2013 a 09h31

Supersonic
Ankara
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Waooo caspita che bella ricerca che hai fatto!!!!
Peccato che per i 10 "comandamenti"....beh caratterialmente non riuscirò a seguirli tutti bene! /modules/forum/img/smilies/bimbo/goutte.gif

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#16 Il 07-11-2013 a 17h22

Supersonic
Calliope98
"L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai"
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Grazie Ankara  /modules/forum/img/smilies/bimbo/gros-sourire.gif
Se devo dirla tutta nemmeno io con il carattere che ho riuscirei a seguirli  /modules/forum/img/smilies/bimbo/smile.gif


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#17 Il 18-01-2014 a 22h19

Bronzo
Lella93
Leggo per vivere.
Luogo: Pasadena, CA
Messaggi: 12 828

Da qualche tempo sto cercando di seguire questi principi zen (con risultati ancora mediocri), e devo dire che mi sento molto più rilassata e serena  /modules/forum/img/smilies/bimbo/gros-sourire.gif


    //photo.myfashiongirl.it/it/1/22/moy/16929.jpg

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#18 Il 16-03-2014 a 13h56

Supersonic
Calliope98
"L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai"
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Ahahah Lella hai ragione seguendo i principi Zen si è molto più tranquilli e rilassati


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#19 Il 21-03-2014 a 16h46

Debuttante
...
Messaggi: 1

le trovo davvero interessantissime le filosofie orientali, in particolar modo il buddhismo zen

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#20 Il 22-03-2014 a 07h52

Niente male
Juyeon
Messaggi: 49

Lavorando ad un progetto di filosofia ho trovato questo:
Confucio
Confucio (Kǒngzǐ (孔子) o Kǒng Fūzǐ (孔夫子)  (28 settembre 551 a.C. – 479 a.C.) è stato uno dei più influenti tra i filosofi cinese. La sua speculazione filosofica ha dato origine ad una intera tradizione culturale, il Confucianesimo (Rújiā 儒家): i suoi insegnamenti hanno influenzato profondamente il pensiero e lo stile di vita cinese, coreano, giapponese e vietnamita. Confucio visse in Cina nell'ultima parte del Periodo delle primavere e degli autunni (781 a.C. – 477 a.C.), un'epoca di anarchia, d'instabilità politica e di diffusa corruzione, dominato dalle guerre tra stati feudali, che si trascinerà nell'epoca successiva, il Periodo dei regni combattenti, (476 a.C. – 206 a.C.), che culminerà con l'unificazione della Cina sotto un unico sovrano.
La filosofia di Confucio si basava sull'etica personale e politica, sulla correttezza delle relazioni sociali, sulla giustizia, sul rispetto dell'autorità familiare e gerarchica, sull'onestà e la sincerità.
Confucio espose un complesso di dottrine morali a scopo religioso che furono tramandate dai suoi discepoli nell'opera  "i dialoghi".
Da questo testo, risulta che Confucio non volle mai interessarsi di questioni soprannaturali e che trascendessero l'esperienza umana. Non v'è, nel confucianesimo, alcuno spunto soteriologico. L'uomo potrà realizzare se stesso e i suoi valori soltanto nella società ed il fine ultimo della vita umana viene considerato in funzione dell'attività che ogni singolo svolge nella sua posizione sociale che, pur se suscettibile di miglioramento, è sempre, al momento, fissa e ben determinata.
Per raggiungere le finalità proprie alla posizione ed agli obblighi sociali di ciascuno, sarà necessario che la conoscenza umana si fondi su qualcosa di fisso, di inequivocabile, che non lasci adito a dubbi  e ciò potrà realizzarsi soltanto se ogni cosa, ogni fatto sarà conosciuto realmente per quello che è.
Per realizzare questo, occorre dedicarsi, secondo Confucio, allo studio delle tradizioni, dalle quali si potrà trarre la capacità di comprendere il significato di tutte le cose e, in particolare, si potrà raggiungere la consapevolezza dei propri doveri. Per questo Confucio si dedicò a fondo allo studio della storia, scrisse un libro storico, raccolse documenti storici: la storia, da lui paragonata a uno specchio, è l'unica fonte alla quale può attingere l'umanità per conoscere se stessa. Nei grandi dell'antichità e nelle loro opere possono essere ritrovati i modelli di comportamento del presente. A questa ammirazione e rispetto per tutto ciò che appartiene al passato va riconnesso il culto degli antenati, tradizionale in Cina ed accettata pienamente dal confucianesimo, e la pratica della virtù della pietà filiale (xiao) che impronta di sé tutti i rapporti familiari. I doveri dell'uomo, secondo Confucio, consistono soprattutto nel praticare le due virtù fondamentali della "rettitudine" (yi) e dell'"umanità" (ren). Rettitudine consiste nel seguire l'imperativo che impone ad ogni persona di osservare i doveri derivanti dalla sua posizione sociale. Umanità è la virtù della sensibilità tipica dell'uomo, che consiste nell'amare il prossimo al quale non si deve mai fare ciò che non si vorrebbe fatto a se stessi.
Per modello della società umana verrà assunta la famiglia, forma primitiva e spontanea di associazione naturale tra uomini. Lo Stato verrà concepito come una grande famiglia, il monarca sarà "padre e madre" (fu-mu) per i sudditi e questi gli dovranno rispetto, amore ed obbedienza come figli. I singoli individui, a loro volta, dovranno essere attivi socialmente, sia nella famiglia che nello Stato. Essi non potranno in alcun modo sottrarsi ai doveri connessi con la loro posizione sociale né potranno adempierli in vista di un profitto personale: per Confucio l'uomo deve fare e "fare per niente". La pace e la prosperità del popolo e del Paese si realizza soltanto se ciascuno compie disinteressatamente il proprio dovere.


Ecco dei suoi aforismi:

-La nostra gloria più grande non sta nel non cadere mai, bensì nel rialzarci ogni volta che cadiamo.

-La vita è veramente molto semplice; ma noi insistiamo nel renderla complicata.

-In qualsiasi direzione vai, vacci con tutto il cuore.

-Quando si è in un pasticcio tanto vale goderne il sapore.

-Se cerchi una mano che ti aiuti nel momento del bisogno, la trovi
alla fine del tuo braccio.

-Esistono tre modi per imparare la saggezza: primo, con la riflessione, che è il metodo più nobile; secondo, con l’imitazione, che è il metodo più facile;
terzo, con l’esperienza, che è il metodo più amaro.

Ultima modifica di Juyeon (Il 22-03-2014 a 07h53)


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#21 Il 12-09-2014 a 15h54

Supersonic
Calliope98
"L'eleganza è la sola bellezza che non sfiorisce mai"
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Complimenti che bella ricerca sono notizie davvero molto interessanti


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Infinitamente grazie Blairwnice per il meraviglioso set

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